Dall'Antropocene a...
L’85% della biomassa, tutto quello che è vivo sulla Terra, è costituito da piante.
Gli animali rappresentano solo lo 0,3%.
Noi uomini e donne che rappresentiamo quindi una percentuale irrilevante di presenza sulla terra, siamo stati in grado di avere un “peso” talmente elevato nelle trasformazioni del pianeta, tanto da ispirare degli studiosi a definire questa come un’era geologica denominata “Antropocene”.
Sarebbe auspicabile un’era geologica di rivincita delle piante, esseri viventi strepitosi, con capacità e percezioni straordinarie solo parzialmente conosciute ai più.
Un singolo apice radicale è in grado di percepire più di 20 parametri fisici e chimici (più di 150 anni di esperimenti supportano questa informazione) tra gli altri sono in grado di rilevare:
temperatura
elementi chimici
ossigeno e altri gas
metalli pesanti
fosforo
onde sonore
pH
salinità
acqua
gradienti chimici
gradienti elettrici.
Le piante non hanno organi sensoriali come occhi, orecchie o naso, ma possiedono una rete di recettori distribuiti in tutto il corpo vegetale, in particolare nelle foglie, nelle radici e negli apici. Questi recettori permettono loro di captare una vasta gamma di stimoli, tra cui:
Luce: le piante percepiscono la luce attraverso le fitocromi, pigmenti che regolano la fotosintesi, l'orientamento dei fusti e la fioritura.
Gravità: lo statocita, cellula specializzata presente nelle radici e negli apici, permette alle piante di percepire la forza di gravità e di orientarsi di conseguenza.
Tatto: le piante sono sensibili al tocco e possono reagire a stimoli meccanici come il vento, la pioggia e il contatto con gli animali.
Sostanze chimiche: le piante possono percepire la presenza di sostanze chimiche nel terreno e nell'aria, come nutrienti, ormoni, segnali di pericolo e allelopatici prodotti da altre piante.
Stress: le piante reagiscono a vari tipi di stress, come siccità, salinità, carenze nutrizionali e attacchi di patogeni, modificando il loro metabolismo e la produzione di composti chimici.
Percepire immagini:
la pianta mimetica Boquila trifoliata è una pianta rampicante sempreverde originaria delle foreste temperate del Cile e dell'Argentina. È nota per la sua straordinaria capacità di mimetizzarsi con le piante vicine, modificando la forma e il colore delle sue foglie.
Il mimetismo della Boquila trifoliata è un fenomeno affascinante e poco compreso. Si ritiene che la pianta utilizzi segnali chimici per rilevare le caratteristiche delle piante vicine e modificare di conseguenza la propria crescita.
In base agli stimoli percepiti, le piante mettono in atto diverse risposte, come:
i movimenti: alcune piante, come le mimose, possono compiere rapidi movimenti delle foglie in risposta al tatto o ad altri stimoli. Altre piante, come i girasoli, orientano i loro fusti verso la luce.
la crescita: le piante modificano la loro crescita in risposta a stimoli direzionali come la luce e la gravità. Ad esempio, le radici crescono verso la fonte di acqua e i fusti verso la luce.
la comunicazione: le piante possono comunicare tra loro e con altri organismi attraverso la produzione di composti chimici volatili o tramite il micelio fungino nel terreno.
la difesa: in caso di attacchi da parte di erbivori o patogeni, le piante attivano meccanismi di difesa chimici o fisici.
Cleve Backster, ex poligrafista della CIA, balzò alla ribalta negli anni '60 per gli studi pionieristici sulla comunicazione tra umani e piante. Fu il primo a pensare che le piante potessero avere una loro sensibilità all’ambiente esterno. Egli utilizzando un poligrafo, strumento solitamente impiegato per la macchina della verità, osservò le reazioni
delle piante a stimoli esterni. Attaccando i sensori alle foglie di una dracena, notò picchi di conduttività elettrica quando la pianta era minacciata o subiva danni. Da questa osservazione nacque l'ipotesi che le piante possedessero una forma di sensibilità e intelligenza, permettendo loro di percepire e reagire agli stimoli, anche emotivi.
Backster condusse numerosi esperimenti, esponendo le piante a diverse situazioni e registrando le loro risposte. Ad esempio, osservò come le piante reagissero negativamente a pensieri di violenza o rabbia, mentre mostravano risposte positive a parole di incoraggiamento o musica piacevole.
Gli elettrodi possono quindi essere impiegati per misurare i segnali elettrici emessi dalle piante, che cambiano in risposta a vari tipi di stress, come la siccità, la salinità del suolo, le carenze nutrizionali e gli attacchi di patogeni. Analizzando questi segnali, è quindi possibile monitorare lo stato di salute delle piante in modo non invasivo e in tempo reale, permettendo di intervenire tempestivamente per prevenire danni o malattie.
Plants Play utilizza gli elettrodi per tradurre i segnali elettrici delle piante in suoni o musica, creando un ponte comunicativo tra il mondo vegetale e quello umano. Questo può essere utile per comprendere meglio le esigenze delle piante e per creare un legame più profondo con la natura.
Tale dispositivo indossabile converte le variazioni elettriche delle piante in note musicali, permettendo di "ascoltare" la musica generata da alberi e foglie.
Gli elettrodi sono strumenti preziosi per i ricercatori che studiano la fisiologia delle piante, la fotosintesi, la risposta agli stress ambientali e altri processi biologici complessi. Permettendo di monitorare le attività elettriche all'interno delle piante, gli elettrodi aprono nuove frontiere nella comprensione del mondo vegetale.
Da ultimo, alcuni studi condotti con l'utilizzo di elettrodi nelle colture idroponiche, hanno dimostrato che l'applicazione dei campi elettrici deboli può favorire la crescita delle piante, aumentando l'assorbimento dei nutrienti e la resistenza allo stress.
Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare l'agricoltura, permettendo di ottimizzare la produzione e ridurre l'impatto ambientale.
La scoperta della sensibilità vegetale ha importanti implicazioni per la nostra comprensione del mondo vegetale e per il nostro rapporto con le piante, per esempio:
in agricoltura: una migliore comprensione della sensibilità vegetale può aiutare a sviluppare pratiche agricole più sostenibili, che favoriscano la crescita delle piante e riducano l'impatto ambientale.
nel giardinaggio: conoscere la sensibilità delle piante permette di curarle al meglio, fornendo loro le condizioni ottimali per crescere e svilupparsi in modo sano.
nell’etica: la scoperta della sensibilità vegetale solleva questioni etiche sul nostro rapporto con le piante e sul loro diritto di essere considerate esseri viventi senzienti.
La ricerca sulla sensibilità delle piante è ancora agli inizi e molte domande rimangono aperte. Tuttavia, le scoperte fatte finora dimostrano che le piante sono organismi complessi e affascinanti, capaci di interagire con il loro ambiente in modi sorprendenti e sofisticati. Continuare a studiare la sensibilità vegetale ci aiuterà a comprendere meglio il mondo che ci circonda e a costruire un rapporto più armonioso con la Natura.
Auspichiamo che questo Antropocene possa al più presto trasformarsi in “Phytocene”,
un’era geologica di rinnovata sensibilità e collaborazione tra le persone.
Iolanda Apreda
Maria Giulia Garau
Ippolita Maria Lanzilotto
Antonella Nappa
Cecilia Tangari

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